17/11/2011
A padre Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose...
Caro priore, la ringrazio per la bella iniziativa su questo social network: magari tanti altri avessero il coraggio di presentarsi così alla gente! Però detto questo, mi corre l'obbligo di dirle che l'idea di dio resta implausibile di fronte alla ragione umana che è il tratto peculiare di homo sapiens, specie a cui tutti noi essere umani apparteniamo. Non si può sfuggire alle tante aporie e alle tante contraddizioni in sede logica che sono generate dall'idea di dio. Non so se lei conosce la famosa metafora della teiera del logico Bertrand Russel. Per comodità gliela riporto qui di seguito: «Se io sostenessi che tra la Terra e Marte ci fosse una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un'orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché io avessi la cura di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che, giacché la mia asserzione non può essere smentita, dubitarne sarebbe un'intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che stia dicendo fesserie. Se però l'esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l'esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all'attenzione dello psichiatra in un'età illuminata o dell'Inquisitore in un tempo antecedente.» Ecco lei, il papa, i credenti in genere fate proprio così: affermate una cosa totalmente inverificabile dalla ragione e dai sensi e poi sostenete con forza che essa deve necessariamente essere vera perché riportata in libri molto antichi; poi avete, per sovrammercato, pesantemente perseguitato chi osava mettere in dubbio una cosa di cui non si aveva la minima certezza. Anche il suo modo di ragionare, brillantemente dialettico e colorito, è basato su suggestioni, su impressioni ma niente di ferreamente logico. Caro padre, ma la storia dell'Universo, della Terra e della vita sul nostro pianeta tutto ci dicono fuorché che essi possano provenire da un agente sovrannaturale dotato di buone intenzioni. Lei sa che il 99% delle specie che sono apparse sulla Terra oggi sono estinte? Immaginare che dietro tutta questa "carneficina" ci sia il buon dio è, secondo me, essere blasfemi. Ipotizzare che il buon dio abbia mirato con un asteroide la Terra ed abbia fatto estinguere i dinosauri per creare una nicchia ecologica che permettesse ai mammiferi di sopravvivere è autenticamente un parto di fantasia. Eppure, caro padre, è proprio così: se i dinosauri non si fossero estinti, noi oggi non saremmo qui a parlare su facebook. Le riporto il pensiero di un suo confratello religioso, molto meno mistico di lei, ma più portato al ragionamento e alla ricerca. Mi riferisco a padre George Coyne, ex-direttore della Specola vaticana (e per le cose che ha detto si capisce perché sia diventato ex) che in una famosa intervista ha espresso questo concetto: "L'universo rivela il dinamismo dell'evoluzione. Avrebbe Dio potuto sapere se fosse stato solo immanente nell'universo e non trascendente? Avrebbe potuto sapere che noi saremmo apparsi sulla Terra dopo miliardi di anni dal Big Bang? No, non poteva saperlo. Non poteva sapere ciò che non era conoscibile e la comparsa degli esseri umani non è stata soltanto il risultato di processi necessari, ma di una mescolanza di caso e necessità e di un universo molto fertile. Dio sperava che noi saremmo un giorno esistiti. Potrebbe aver pregato perché diventassimo una realtà vivente. Ma non avrebbe potuto rendere necessario questo esito, perché ha fatto un universo che non ci ha determinati solo attraverso processi di necessità. Se credo in Dio, se mi sforzo di capire il Dio che amo e che credo abbia creato l'universo, allora la natura stessa dell'universo ha qualcosa da dirmi riguardo a quel Dio.". Quello di Coyne non è in teoria ateismo, ma in pratica sì! Sulle nostre teste, come voi preti andate predicando da secoli, non c'è alcun dio e l'Universo e la Terra non si sono costituiti per noi. Togliamocelo dalla testa! D'altra parte, siamo logici: questo fantomatico figlio di dio sarebbe comparso sulla Terra appena duemila anni fa che sono praticamente nulla rispetto al tempo profondo dell'Universo (15 miliardi di anni). Scusi, ma se il "tutto" era per noi (antropocentrismo), perché quest'agente soprannaturale avrebbe dovuto aspettare tanto tempo? C'è una logica in tutto questo? Non è molto più semplice immaginare che il "tutto" sia frutto di un processo completamente e solamente naturale? Non è molto più "elegante" configurarsi un Universo senza dio che ricorrere a tanti salti logici (rasoio di Occam)? Una cosa desiderabile, auspicabile, come per esempio, rivedere un giorno i nostri cari morti, non per questo deve essere per forza vera! Anzi, dicono gli evoluzionisti, che il senso religioso deve essere nato proprio dall'orrore che qualcuno deve aver provato di fronte al cadavere di una persona amata. Comunque per il bene che fate, meritate tutto il mio plauso, anche se dio e Gesù sono personaggi da letteratura fantastica. Se vuole, qualche giorno le dirò chi è Gesù per me. A risentirci, spero.
21:14
Scritto da: caputo55
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13/11/2011
I due magisteri non sovrapponibili...
Caro professor Pievani, ormai lei è diventato il mio filosofo di riferimento e, in attesa che escono suoi nuovi libri, sto rileggendomi i vecchi: da "Creazione senza Dio" a "La teoria dell'evoluzione", da "Nati per credere" a "La vita inaspettata". Debbo premettere che fin verso i 40 anni ero un convinto creazionista, poi le letture dei suoi libri, come anche di altri, mi hanno fermamente persuaso che la posizione "creazionista" si poggia su fragili basi e molte volte è solo l'ignoranza dei dati scientifici che porta a convincimenti conformistici e tradizionali, rafforzati poi dalla grossa ingerenza a tutti i livelli degli apparati ecclesiastici. Però una cosa del suo pensiero mi lascia perplesso e spero che lei trovi il tempo di rispondermi per diradare la nebbia di questi dubbi che circonda la mia mente. Se non ho capito male, sul versante del rapporto fede-scienza lei sposa la tesi del suo maestro americano, morto prematuramente, Stephen J. Gould, che parla di due magisteri (quello delle chiese e quello della scienza) non sovrapponibili e critica ferocemente Richard Dawkins che sostiene che l'ateismo è dimostrabile scientificamente. Mi dispiace dirglielo, ma tra le due posizioni, la sua (e di Gould) e quella di Dawkins, trovo più coerente quella del naturalista britannico. Caro professore, ma secondo me, nel momento in cui si sostiene che nei processi naturali non ci sia alcuna teleologia, alcuna direzionalità ed alcuna finalità e che tutto è risultato da fattori contingenti, è più che evidente che si formula una dichiarazione di ateismo bello e buono! E non c'è padre Coyne che tenga! Il discorso religioso, e quello cristiano-cattolico in particolare, si basa sulla credenza che esiste un agente sovrannaturale dotato di intenzioni che ha creato l'Universo, la Terra e l'uomo per un fine specifico, quello di godere per sempre della sua (dell'agente) visione beatifica. Sono solo le malefatte, prima di oscuri progenitori, poi di ogni singolo uomo che impediscono la realizzazione di tale meraviglioso progetto. Sempre l'agente sovrannaturale in questione avrebbe anche spedito sulla Terra suo figlio, della sua stessa sostanza, per "incoraggiarci" nell'intraprendere la strada della salvezza. Ma l'uomo, testardo come un mulo, non ne vuole sapere e continua a fare di testa propria! Lei ne "La vita inaspettata" lascia da parte gli icneumonidi di darwiniana memoria ed accenna alla distrofia di Duchenne come prova provata che non c'è alcun dio da nessuna parte che si occupa dei nostri destini. Poi nel momento in cui si tratta di tirare le somme, lascia ai credenti la legittimità e persino il coraggio di conciliare le proprie scelte di fede con i dati scientifici. Ma è una strategia? Lei si rende conto che il "nemico" è troppo forte e quindi non lo può affrontare di petto, ma deve lavorarlo ai fianchi? Perché altrimenti non si capirebbe il senso del dialogo con Piero Coda, che secondo me è molto peggio dei sostenitori del "Disegno intelligente" americani. Piero Coda è il più insigne teologo dei focolarini, gruppo che io conosco molto bene, avendoli frequentati da giovane. Le riporto un episodio di cui sono testimone diretto per farle capire di che pasta filosofica sono fatte queste persone. Negli anni '80 si organizzavano kermesse musicali per attirare i giovani alla fede. In occasione di uno di questi eventi, noi responsabili dei pullman che dovevano portare i giovani allo stadio "Flaminio" a Roma veniamo convocati per ricevere consegne sicure ed indiscutibili dai dirigenti. Ebbene una di loro all'assemblea se ne uscì con queste testuali parole, suscitando il compiaciuto consenso di tutti e, è inutile dirlo, la contestazione di nessuno: " Se durante il tragitto un microfono dei pullman non funziona, non si tratta di un microfono guasto ma di Gesù Abbandonato!". Queste affermazioni apodittiche, teleologiche e necessitanti, penso non abbiano bisogno di commento. Questi sono i cristiani dalle nostre parti: Non c'è foglia che si muova se dio non voglia! E lei mi viene a parlare di contingenza nei processi naturali e poi sostiene che ciò non sia ateismo! Mi sa, mi sa che in questo campo Gould abbia torto e Dawkins ragione. A risentirci.
19:30
Scritto da: caputo55
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12/11/2011
Telmo Pievani - "La vita inaspettata"...
Se dunque la teoria dell'evoluzione ci dice - prove empiriche alla mano - che noi non saremmo qui se una catastrofe globale non avesse per ragioni contingenti portato all'estinzione quasi tutti i dinosauri, offrendo ai mammiferi un'inaspettata messe di occasioni ecologiche; che a maggior ragione non saremmo stati invitati alla cena postapocalittica se prima la storia naturale non fosse transitata attraverso innumerevoli altre biforcazioni contingenti, a cominciare da "Pikaia gracilens" che per il rotto della cuffia ce la fa, dai vertebrati terrestri che si disseminano come capita e dai validi crurotarsi sepolti improvvisamente da fiumi di basalto fuso; che molti tratti sono frutto di derive genetiche casuali e che la selezione non è un ingegnere ma un bricoleur che fa quel che può; che anche noi ominini siamo qui in virtù di una sequenza di eventi improbabili che avrebbero potuto facilmente prendere tutta un'altra direzione; che fino a poche migliaia di anni fa non eravamo affatto gli unici rappresentanti del genere "homo" a scorazzare per il pianeta, ma in compagnia di almeno quattro cugini; che siamo figli delle glaciazioni, della Rift Valley, delle correnti oceaniche, del Sahara, delle radure africane assolate e di una miriade di altri capricci ambientali, dai quali siamo usciti rimpiccioliti come si esce da un collo di bottiglia; che per cinque sesti della storia naturale la vita è stata rappresentata gloriosamente da modestissimi ma assai resistenti organismi unicellulari; bene, se l'evoluzione ci dice tutto questo, e tanto altro ancora (secondo le religioni), beh, si sbaglia. (pp.154-155)
Ammettiamo ora per assurdo che questo "ordine di evidenti corrispondenze e di finalità" sia davvero "razionalmente" innegabile, cioè logicamente necessario. Riscriviamo la storia di conseguenza. I dinosauri si sono sacrificati sull'altare del progresso e quell'asteroide è stato scagliato da qualcuno con la mira decisamente precisa. I toporagni erano i predestinati, ce l'avevano scritto negli occhi. Comunque nel DNA era già previsto tutto dall'inizio. Ogni animale è perfetto al posto suo e se non è perfetto, come noi, è pur sempre bene così perché un po' bisogna anche soffrire. C'è un'innegabile finalità nell'estinzione del 99% di tutte le specie già esistite, e nel fatto che il Sole diventerà una gigante rossa e un giorno ci ingloberà magnificamente con tutte le nostre presunzioni. C'è un fine nel fatto che si è chiuso lo stretto di Panama, sono cambiati gli schemi delle correnti oceaniche, sono iniziate le glaciazioni, l'Africa orientale si è inardita e al posto della foresta si è sviluppata la savana con dentro noi bipedi di grossa taglia, sudati, a spasso fra le radure. C'è un fine negli occhi strabuzzati di un erbivoro che sta per essere divorato da un coccodrillo, nel rantolo del topo ingoiato dal serpente, nel terrore di udire il respiro di un felino rannicchiati al buio dentro una caverna umida. (pag. 157)
Da ciò si evince ancor più come la contingenza e l'imperfezione del processo evolutivo che accomunano in modo pervasivo noi e ogni altra forma vivente siano, anzitutto, un dato scientifico. Non vi era alcuna necessità intrinseca che si arrivasse fin qui, a una specie cosciente dotata della parola, con un genoma così "barocco" e "inutilmente complesso" per dirla con Alvise. E dunque, del tutto chiaramente, questo è un problema filosofico, e forse anche teologico. Un problema importante, affascinante, da analizzare con chiarezza e approfondire, a partire dai dati scientifici. E' un tema che rafforza gli argomenti e le possibilità di un nuovo e maturo naturalismo filosofico capace di costruire un "dialogo delle plausibilità", come scrive Orlando Franceschelli (2005), ma che soprattutto pone una sfida intellettuale a chi invece - legittimamente e anche coraggiosamente - intende assumersi l'impegno di rendere compatibili queste evidenze scientifiche con una propria prospettiva spirituale o di fede, ben sapendo che non riempirà di contenuti la propria credenza attraverso le prove scientifiche di regolarità naturali. (pp.159-160)
19:43
Scritto da: caputo55
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