12/12/2010

Intellettuali "interessati"...

Caro M., vorrei chiarire meglio il mio pensiero sulla questione della pubblicazione sui blog.
Molto sinceramente io ritengo che se una persona voglia servire la "verità" ed abbia qualcosa da dire agli altri, non capisco perché non lo debba pubblicare su un blog e condividerlo.
Tanti grandi intellettuali invece preferiscono, non credo disinteressatamente, pubblicare libri e "costringere" le persone a comprarli.
Scusa, secondo te, non sarebbe più democratico, cristiano, solidale e quant'altro aprirsi un blog e pubblicare lì i propri percorsi culturali ed umani?
Personalmente, forse ho qualche anno più di te, non credo ai tanti contorcimenti di pancia che tanti intellettuali hanno sentito nei confronti della Mondadori. Sono tutte "manfrine" ipocrite!
Nell'era di internet, se voglio servire disinteressatamente la "verità", basta che mi apra un sito o un blog e posso pubblicare tutto quello che voglio "gratis et amore dei".
Poi, se nel servire la "verità", voglio farci uscire anche il mio tornaconto, è un altro paio di maniche!
Tanti anni fa una cantante, mi pare si chiamasse Graziella, fu censurata dalla Rai perché candidamente aveva affermato che lei cantava per vendere dischi. Tutti si scandalizzarono e la povera ragazza non uscì più in televisione.
Anche i nostri bravi e grandi intellettuali, compreso Vito Mancuso, siano meno ipocriti e dicano il vero motivo per cui scrivono: vendere libri!
A risentirci.

Caro Vincenzo ho compreso bene quello che vuoi dire.
Vedi, internet è uno strumento utile e "rivoluzionario" per certi aspetti, ma non tutti lo sanno usare e comunque non è gratuito (anche se ormai è accessibile a modiche cifre).
Va bene, come in questo caso, per i dibattiti su tematiche che gli utenti seguono e condividono, ma può anche alienare dalla realtà. Personalmente penso che sia giusto tutelare i diritti d'autore di chi produce un lavoro "intellettuale" sia letterario che musicale ecc. ed il piacere di avere in mano un libro, credimi, è insostituibile.
Non condivido l'idea che chi si accinge a parlare della Verità e della sua ricerca, lo debba fare a titolo gratuito, altrimenti non sarebbe etico o addirittura ipocrito.
Invece, a mio avviso, il vero problema è trovare un editore che rispetti il lavoro intellettuale dello scrittore, cercando di mantenere intatti i caratteri di lealtà e genuinità.
Nel caso specifico del prof. Mancuso, egli si è svincolato dalla Mondadori perchè questa azienda, grazie alle leggi fatte dal governo presieduto dal suo proprietario, ha patteggiato svariati milioni di evasione fiscale, e a questo punto per lui, sarebbe stato imbarazzante parlare di "giustizia" tramite questo editore. Tutto qui. :))
Saluto cordialmente.
cosa vuol dire disinteressatamente? dove c'è scritto che volere un giusto compenso epr il proprio lavoro sia ingiusto? essere Cristiani significa avere innanzi tutto come faro Gesù Cristo e quindi il Vangelo, e lì mi pare ci sia scritto che l'operaio ha diritto al suo nutrimento, o no? e allora è sbagliato voler vendere i propri libri? ma che scherziamo?
non c'è scritto da nessuna parte di regalare ciò che si ha, l'alienazione dei propri beni ha niente a che fare con "il voto di povertà" che alcuni movimenti cristiani hanni fatto, il punto è altro e molto + radicale; se pensi tra l'altro che certe parole venivano dette ad un gruppo di pescatori palestinesi (+ facile che un cammello passi nella cruna...) qualche secolo fa, è evidente che i soldi e le ricchezze di cui tu stai parlando centrano poco o niente a meno che non voglia pensare che Cristo sia uno che si metteva a vendere frigoriferi agli eschimesi :
con la pubblicazione di libri, anche di successo non si diventa quasi mai ricchi, a meno che non si parli di autori come Ken Follett, e se prendiamo Vito Mancuso è straanni luce da quei numeri; si fanno le fortune di altri, e anche qui solo in qualche caso, come le case editrici, e quindi chiedersi se è giusto portare soldi a quel signore che si chiama berlusconi è affatto ipocrita;
credo che tu sia imprigionato da luoghi comuni e da un'idea di giustizia sociale (nonchè religiosa) fondamentalmente assurda

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